Cina: 790 Mt di CO₂e dall’alluminio, 18 tCO₂e/tonnellata, in un mondo 1,5 °C

Cina: 790 Mt di CO₂e dall’alluminio, 18 tCO₂e/tonnellata, in un mondo 1,5 °C

Fonti

Articolo originale: Alcircle – 790 Mt of emissions and counting: China’s 18 tCO₂e aluminium production in a 1.5°C world

Approfondimento

Negli ultimi anni la Cina ha intensificato gli sforzi per ridurre l’impatto ambientale della produzione primaria di alluminio, un settore che dipende fortemente dall’energia elettrica. Il paese ha avviato una serie di iniziative volte a spostare la produzione verso regioni con fonti rinnovabili più abbondanti e a incrementare l’uso di energia pulita, pur mantenendo la capacità produttiva entro i limiti stabiliti dal governo.

Cina: 790 Mt di CO₂e dall’alluminio, 18 tCO₂e/tonnellata, in un mondo 1,5 °C

Dati principali

Parametro Valore
Produzione primaria di alluminio (2025) 44–45 milioni di tonnellate
Intensità di CO₂e (global average) ≈14,8 tCO₂e/tonnellata
Intensità di CO₂e in Cina 15–17 tCO₂e/tonnellata
Emissioni totali annue in Cina 730–790 milioni di tonnellate di CO₂e
Quota di energia rinnovabile prevista (2027) >30 % della capacità primaria
Emissioni di alluminio riciclato 0,5–1,0 tCO₂e/tonnellata
Emissioni di alluminio primario con energia rinnovabile 5–20 tCO₂e/tonnellata (dipende dalla fonte)

Possibili Conseguenze

  • Riduzione delle emissioni totali se la transizione verso energia rinnovabile avviene secondo le tempistiche previste.
  • Maggiore competitività delle esportazioni cinesi in mercati con meccanismi di carbonio, come l’Unione Europea.
  • Potenziale aumento dei costi di produzione se la dipendenza dalla coalizia rimane elevata.
  • Impatto sulla salute pubblica in paesi dove le aziende cinesi investono in impianti a carbone, come l’Indonesia.

Opinione

Il testo presenta una panoramica equilibrata delle iniziative cinesi per ridurre le emissioni di alluminio, evidenziando sia i progressi che le sfide rimaste. Non esprime giudizi personali ma si limita a riportare le informazioni disponibili.

Analisi Critica (dei Fatti)

Le cifre riportate derivano da fonti ufficiali e da rapporti di settore, come l’International Aluminium Institute. L’intensità di CO₂e in Cina è leggermente superiore alla media globale a causa della maggiore quota di energia a carbone. La proiezione di riduzione delle emissioni entro il 2030 dipende fortemente dal riallocamento della produzione verso fonti rinnovabili e dall’aumento dell’uso di alluminio riciclato.

Relazioni (con altri fatti)

La strategia di spostamento della produzione verso regioni a basso impatto è in linea con gli obiettivi di “dual carbon” della Cina (picco entro il 2030 e neutralità entro il 2060). L’uso di energia offshore e di impianti a carbone in paesi terzi, come l’Indonesia, evidenzia la complessità della catena di fornitura globale e le implicazioni per la governance ambientale internazionale.

Contesto (oggettivo)

L’alluminio è uno dei metalli più intensivi dal punto di vista energetico. La sua produzione primaria richiede grandi quantità di elettricità, spesso prodotta con combustibili fossili. La transizione verso fonti rinnovabili è quindi cruciale per ridurre le emissioni globali di gas serra. La Cina, come principale produttore mondiale, ha un ruolo determinante nel raggiungimento degli obiettivi climatici internazionali.

Domande Frequenti

  • Qual è l’intensità di CO₂e della produzione primaria di alluminio in Cina? Attualmente si aggira tra 15 e 17 tCO₂e per tonnellata, leggermente superiore alla media globale.
  • Quanto è la produzione annua di alluminio in Cina? Circa 44–45 milioni di tonnellate nel 2025.
  • Qual è la quota di energia rinnovabile prevista per la produzione primaria di alluminio entro il 2027? Oltre il 30 % della capacità primaria.
  • Che impatto ha la produzione di alluminio in paesi come l’Indonesia? Le aziende cinesi investono in impianti a carbone, contribuendo a emissioni significative e a rischi per la salute pubblica locale.
  • Quali sono le principali tecnologie che potrebbero ridurre le emissioni entro il 2030? L’uso di energia rinnovabile, l’aumento del riciclo e l’adozione di processi a anodo inerte sono le principali leve identificate.

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