UE valuta restrizioni all’esportazione di scarti di alluminio: impatti sui riciclatori e sui costi

UE valuta restrizioni all'esportazione di scarti di alluminio: impatti sui riciclatori e sui costi

Fonti

Fonte: Alcircle.com

Approfondimento

Il Centro di Ricerca Congiunta (JRC) della Commissione europea ha invitato la Federazione dei Consumatori di Alluminio in Europa (FACE) a fornire chiarimenti prima dell’aggiornamento del documento di posizione di giugno 2025 sullo scarto di alluminio. Il 12 dicembre, FACE ha pubblicato un documento basato su un sondaggio condotto tra sette aziende della catena del valore. Le domande hanno coperto l’intero spettro dello scarto di alluminio nell’Unione europea, dalla disponibilità alla circolazione, fino alla qualità, con particolare attenzione al settore delle costruzioni.

UE valuta restrizioni all'esportazione di scarti di alluminio: impatti sui riciclatori e sui costi

Dati principali

Le sette aziende intervistate gestiscono 17 stabilimenti in Francia, Italia, Spagna, Svezia e Germania, con una capacità di smelting secondario di 570.000 tonnellate all’anno. La capacità complessiva dei membri FACE è di circa 800.000 tonnellate. L’alluminio è impiegato principalmente in costruzioni, imballaggi e settore automobilistico/trasporti. Due di queste aziende integrano verticalmente smelting e produzione di semilavorati.

Tipo di scarto Percentuale di utilizzo
Pre-consumer Minimo 4 aziende
Post-consumer 3 aziende riportano >100% di utilizzo
PIR (semi‑finiti) Difficile reperibilità a causa di esportazioni verso Medio Oriente e Nord America

Possibili Conseguenze

La volatilità della disponibilità di scarti, l’aumento delle esportazioni e la presenza di materiali di alta qualità pre‑consumer possono ridurre la competitività dei riciclatori europei rispetto ai paesi con regolamentazioni meno stringenti. L’applicazione di tariffe di esportazione del 25‑30% potrebbe aumentare i costi di 50‑150 euro per tonnellata, mentre per lo scarto interno i costi stimati sono di 20‑40 euro per tonnellata. Tali oneri potrebbero scoraggiare l’uso dello scarto rispetto all’alluminio primario.

Opinione

Le aziende intervistate concordano sull’introduzione di restrizioni all’esportazione di scarti, con un passaggio da una tassa modesta (10‑15%) a misure più severe (oltre il 50% o un divieto completo). FACE sostiene che tali misure non risolverebbero il problema di squilibrio strutturale e di competitività per i riciclatori europei.

Analisi Critica (dei Fatti)

Il documento evidenzia che la disponibilità di scarti è fortemente influenzata da circa 30 regolamentazioni UE, tra cui la Direttiva Quadro sui Rifiuti (WFD), la Regolamentazione sul Trasporto di Rifiuti (WSR), REACH, CLP e POPs. Le normative industriali e ambientali (IED, CBAM, EU ETS) impongono sistemi di filtrazione rigorosi e limiti su VOC, dioxine e particolati, richiedendo investimenti significativi in tecnologie di mitigazione. Queste condizioni aumentano i costi di trattamento e rendono più difficile la concorrenza con paesi con standard più bassi.

Relazioni (con altri fatti)

Eurostat, tramite la classificazione HS 7602, indica che le esportazioni di scarti di alluminio dell’UE superano 1 milione di tonnellate all’anno, superando la capacità di assorbimento dei riciclatori europei. La differenza di prezzo tra scarto e alluminio primario LME è superiore al 10%, con un incremento di oltre 250 euro per tonnellata, riducendo l’incoraggiamento all’uso dello scarto.

Contesto (oggettivo)

Il contesto normativo europeo è caratterizzato da un quadro di regolamentazioni ambientali e di sicurezza chimica che mira a ridurre l’impatto ambientale dei processi di smelting. Tuttavia, tali norme aumentano i costi operativi per i riciclatori. La proposta di legge “Circular Economy Act” si concentra sull’alluminio nel settore delle costruzioni, con l’obiettivo di promuovere la circolarità e ridurre la dipendenza dall’alluminio primario.

Domande Frequenti

1. Qual è lo scopo principale del documento pubblicato da FACE?
Il documento fornisce chiarimenti e dati sullo scarto di alluminio in UE, al fine di supportare la preparazione del “Circular Economy Act” con particolare attenzione al settore delle costruzioni.

2. Quante aziende sono state coinvolte nello studio e quale è la loro capacità di smelting?
Sette aziende, con 17 stabilimenti in cinque paesi europei, gestiscono una capacità di smelting secondario di 570.000 tonnellate all’anno; la capacità complessiva dei membri FACE è di circa 800.000 tonnellate.

3. Quali sono le principali normative che influenzano la disponibilità di scarti di alluminio?
Le principali normative includono la Direttiva Quadro sui Rifiuti (WFD), la Regolamentazione sul Trasporto di Rifiuti (WSR), REACH, CLP, POPs, IED, CBAM e l’EU ETS.

4. Come possono le aziende migliorare la qualità degli scarti?
Le aziende propongono sistemi di tracciabilità, criteri End‑of‑Waste armonizzati, regole sul contenuto riciclato e certificazioni come “Green Scrap” e il “Dutch MRF Quality Mark”.

5. Qual è l’impatto delle tariffe di esportazione sugli scarti di alluminio?
Le tariffe di esportazione del 25‑30% possono aumentare i costi di 50‑150 euro per tonnellata, mentre per lo scarto interno i costi stimati sono di 20‑40 euro per tonnellata, rendendo meno competitivo l’uso dello scarto rispetto all’alluminio primario.

Commento all'articolo